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Spac, che cosa insegna l’esempio americano

Data del comunicato: 13 Aprile 2019

Categoria del comunicato: News

Milano Finanza  13/04/2019   N.075 – 13 aprile 2019  p. 31
Oggi Milano Finanza, uno dei principali quotidiani italiani di finanza, utilizza Kaleyra come storia di successo per approfondire l’argomento relativo allE SPAC. Per ulteriori approfondimenti, leggi l’articolo di seguito:

 

“Kaleyra, gruppo italiano specializzato nella fornitura a livello globale di servizi di messaggistica mobile per banche e aziende di tutte le dimensioni, ha annunciato a fine febbraio che si quoterà al Nyse grazie alla business combination con la spac statunitense GigCapital, specializzata nel settore Technology, Media and Telecom, che si era quotata nell’ottobre 2017 dopo aver raccolto 150 milioni di dollari dagli investitori.

 

È la prima società italiana a essere target di una spac statunitense e non è detto che sia l’ultima. Il mercato Usa delle spac è tornato a essere molto effervescente e guarda spesso a target esteri.

 

È emerso chiaro dalla spac conference che si è tenuta a New York a inizio febbraio. Dopo il picco di attività del 2007 e il crollo del 2009, le SPAC sono tornate alla ribalta negli Usa nel 2014 e da allora il numero dei veicoli che ha raccolto capitali dagli investitori è cresciuto a livello esponenziale.

 

«Nel 2018 sono state lanciate 46 spac negli Usa, con raccolta di 10,1 miliardi di dollari, pari al 18% del valore di tutte le ipo condotte sui mercati Usa nell’anno, mentre sono state completate 24 business combination e soltanto due spac sono andate in liquidazione. E anche il 2017 si è dimostrato un anno molto positivo per le spac negli Usa con 34 spac per 10 miliardi raccolti», dice Attilio Arietti, fondatore presidente e ceo di Oaklins Italy, che a sua volta, insieme all’ex ad di Interpump, Giovanni Cavallini, è stato promotore in Italia di tre SPAC, due delle quali hanno già portato in quotazione altrettante PMI (Lu-Ve e Sit Group), mentre la terza, Industrial Stars of Italy 3, è attualmente in fase di ricerca del target.

 

«Oggi le Spac negli Usa sono quasi tutte settoriali o specializzate per aree geografiche fuori degli Usa (alcune in Asia, una in Europa, una in Sud America). Il 25% delle spac create nel 2018 fanno capo a promotori seriali, come David Boris, Marlene Krauss e James Graff», spiega ancora Arietti. In Italia le spac settoriali sono state pochissime. E oggi solo una è attualmente in cerca di un target, LifeCare Capital, dedicata al mondo del biotech e promossa da Alessandra Gavirati, Carlo Castellano, Jody Vender, Luigi Sala e Alessadnro Piga. Arietti ha poi sottolineato che «negli Usa sono in forte crescita le spac promosse da soggetti istituzionali e fondi di private equity che hanno portato con loro investitori di maggior peso (nel 2017 il 50% delle spac aveva come promotori società di private equity o gestori si asset alternativi e nel 2018 hanno rappresentato il 40% del totale delle spac lanciate».

 

Anche in Italia si è visto di recente qualche esperimento di questo tipo. Per esempio Alp.I, che tra i promotori ha Mediobanca, oppure Vei, che ha tra i promotori Palladio Finanziaria Holding, o anche le due SPAC Eps, promosse da Private Equity Partners ed Equita, e infine IdeaMi, promossa da Dea Capital e Banca Imi.

Sempre Dea Capital era stata tra i promotori di GreenItaly1. Anche la taglia delle operazioni è in netta crescita: nel 2018 l’enterprise value medio dell’azienda target è stato di un miliardo di dollari, con ticket medio di investimento della spac di 295 milioni, quando nel 2012 il ticket medio era di soli 59 milioni.

Molte società target arrivano da fondi di private equity che trovano così un buon modo per fare i loro disinvestimenti, cedendo le società in portafoglio alle spac. Da segnalare, infine, sottolinea ancora Arietti, che negli Usa «sono in aumento anche i cosiddetti forward purchase agreement (fpa)».

 

Attraverso questi accordi, in fase di ipo un investitore istituzionale (cornerstone investor) si dichiara disponibile a investire una somma importante, spesso a fronte del trasferimento di una parte di azioni dei promotori. Tuttavia non è un impegno vincolante: al momento della business combination il soggetto che ha firmato il fpa deciderà se gli piace il deal oppure no. Il ruolo di cornerstone investor, che aderisce agli strumenti finanziari riservati ai promotori, risponderebbe in Italia alla crescente esigenza di investitori istituzionali, fondi Pir e case di gestione, di investire da protagonisti in economia reale. È da notare, inoltre, che negli Usa sono nati anche fondi che investono specificamente in spac, come Basso Capital di Howard Fischer.